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Qualora si privi un individuo del suo dolore, gli si sottrae parimenti l’opportunità di una presa di coscienza integrale.
Il dolore e la sofferenza non sono meri accidenti dell’esistenza, ma rivelano la fragilità dell’ego, quell’insieme di identificazioni e suggestioni che l’uomo confonde per la propria essenza.
Solamente quando l’ego vacilla sotto il peso della sofferenza e dell’attrito con il relazionale, si apre la possibilità di una liberatoria presa di coscienza.
Evitare il dolore equivale dunque a eludere la crescita interiore, poiché è proprio nel confronto con la propria vulnerabilità che si manifesta la possibilità di trascenderla.
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